Decreto Dignità - Nuova disciplina del contratto a tempo determinato

Decreto Dignità - Nuova disciplina del contratto a tempo determinato

Martedì 24 Luglio 2018 | 18:57

A SEGUITO DELLE MODIFICHE APPORTATE AL DECRETO LEGISLATIVO 81/2015
DAL DECRETO LEGGE 87/2018 (COSIDDETTO DECRETO DIGNITÀ) IN VIGORE DAL 14 LUGLIO 2018.

 
Il contratto a tempo determinato può essere stipulato per una durata non superiore a 12 mesi, senza indicazione delle ragioni per le quali si rende necessario apporre un termine al contratto di lavoro.
Il contratto può avere una durata superiore, entro il limite massimo di 24 mesi, purché ricorra e sia indicata almeno una delle seguenti condizioni:
  • esigenze temporanee e oggettive estranee all’ordinaria attività produttiva;
  • esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’ordinaria attività lavorativa.
In caso di rinnovo (nuovo contratto) anche di un rapporto di durata non superiore a 12 mesi è necessaria la specificazione di una delle causali di cui sopra.
 
In caso di proroga (prosecuzione senza soluzione continuità del precedente contratto) l’esplicitazione della causale risulta necessaria solo laddove il termine complessivo ecceda i 12 mesi.
 
Il limite di durata massimo (24 mesi) così come le condizioni di cui sopra previste in caso di rinnovo e proroga non trovano applicazione nei confronti dei contratti a tempo determinato per attività stagionali.
 
Fermo restando che il contratto può essere prorogato liberamente nell’arco dei primi 12 mesi e successivamente solo in presenza delle ragioni giustificatrici, il numero massimo di proroghe ammesse nell’arco dei 24 mesi a prescindere dal numero dei contratti è di quattro.
 
La durata massima del contratto a tempo determinato tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, ferma restando la necessaria indicazione delle ragioni giustificatrici fin dal primo rinnovo, per effetto di una successione di contratti (rinnovi) per l’esecuzione di mansioni di pari livello e categoria, non può superare i 24 mesi (nel computo devono essere considerati anche i contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato).
 
Il contributo addizionale pari all’1,4% previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2013, in caso di stipulazione di contratti a tempo determinato con esclusione di quelli rientranti nell’ambito delle attività stagionali o instaurati per esigenze sostitutive, subisce un aumento pari allo 0,5% in occasione di ciascun rinnovo, anche in caso di somministrazione.
 
Restano invariati i limiti temporali in caso di rinnovo di più contratti, ovvero, in caso di rinnovo avvenuto entro 10 giorni dalla scadenza di un precedente contratto di durata fino a sei mesi ovvero 20 giorni dalla scadenza di un contratto di durata superiore a sei mesi, il secondo contratto si trasforma in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
 
Il rispetto dei suddetti intervalli tra un contratto e l’altro non trova applicazione con riferimento ai contratti a termine stipulati nell’ambito delle attività stagionali.
 
Nell’arco dei limiti massimi previsti qualora il contratto continui dopo la scadenza del termine originariamente fissato o prorogato, ferma restando l’applicazione della maggiorazione retributiva rapportata alla prosecuzione fino al decimo giorno successivo e per ciascun giorno ulteriore, oltre il 30° giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi, oltre il 50° giorno negli altri casi, alla scadenza dei predetti termini il contratto si trasforma a tempo indeterminato.
 
I lavoratori assunti a tempo determinato non possono superare il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso il datore di lavoro al 1° gennaio dell’anno di assunzione. In caso di inizio attività da parte del datore di lavoro nel corso dell’anno, la percentuale va riferita ai lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell’assunzione.
 
In ogni caso il datore di lavoro che occupa fino a 5 dipendenti può sempre effettuare un’assunzione con contratto a tempo determinato.
 
I suddetti limiti possono essere derogati dalla contrattazione collettiva e non trovano applicazione in caso di avvio di nuove attività, in riferimento alle start up innovative, per lo svolgimento di attività stagionali, per la sostituzione di lavoratori assenti e nell’ipotesi di contratto a termine con lavoratori di età superiore a 50 anni.
 
Il lavoratore che, attraverso uno o più contratti a tempo determinato presso lo stesso datore di lavoro, presta attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi (ai fini del raggiungimento del periodo concorre il congedo di maternità fruito nel corso del contratto a termine), ha diritto di precedenza per le assunzioni a tempo indeterminato (in favore delle lavoratrici madri il diritto si estende anche alle assunzioni a tempo determinato) effettuate dal datore di lavoro nel corso dei 12 mesi successivi.
 
Per il lavoratore stagionale, il diritto di precedenza si costituisce a prescindere dal periodo di lavoro prestato rispetto a nuove assunzioni riferite alle medesime attività stagionali.
 
Il diritto di precedenza può essere esercitato dal lavoratore a condizione che lo stesso lo manifesti in forma scritta entro sei mesi dalla cessazione del rapporto (tre mesi per le attività stagionali).
 
Con esclusione dei contratti a termine di durata non superiore a 12 giorni, il contratto a tempo determinato è privo di effetto se non risultante da atto scritto. Nell’ambito del suddetto atto scritto il datore di lavoro deve richiamare espressamente il diritto di precedenza del lavoratore.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di consegnare al lavoratore copia del contratto entro cinque giorni dall’inizio dell’attività lavorativa. In capo al datore di lavoro permane, altresì, l’obbligo di comunicare telematicamente l’assunzione entro il giorno antecedente ai servizi per l’impiego.
 
Rimangono esclusi dal campo di applicazione della disciplina ordinaria: 
a) i contratti a tempo determinato instaurati con lavoratori in mobilità; 
b) i contratti a tempo determinato nel settore dell’agricoltura; 
c) i contratti a termine con i dirigenti; 
d) i contratti a termine di durata non superiore a tre giorni nel settore del turismo e dei pubblici esercizi nei casi individuati dalla contrattazione collettiva; 
e) ai contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni.
 
Le modifiche alla disciplina del contratto a tempo determinato si applicano ai contratti stipulati in data successiva al 14 luglio 2018 nonché ai rinnovi e alle proroghe dei contratti in essere alla medesima data.
 
AMARELLI & PARTNERS – QUINZAN

 

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